“Le mie montagne” Il Pilastro sud ovest del Dru

La presenza degli amici, seppure materialmente lontani e inavvicinabili,
ha sul mio spirito un potere galvanizzante. Provo la certezza che arriverù
in cima al Dru. Non dormo, naturalmente, ma passo il mio tempo a rimuginare
sulle inevitabili riflessioni. Mi sento infine come se ritornassi alla vita
dopo esserne stato tanto lontano da dubitare quasi che le mie esperienze
ancora in atto appartengano invece che a me a un’altra persona immaginaria.
Nulla è mutato materialmente da pochi minuti a questa parte, il dolore alle mani
è sempre più crudele, la sete bruciante, l’ombra nera degli strapiombi che
spuntano sopra il capo continua a essere repulsiva, eppure dentro di me
si è ribaltata una condizione. Soltanto adesso sento di rientrare nella dimensione
umana ed è in questo stato che ora posso stabilire l’intensità di ciù che
ho vissuto quassù. La mia misura, ora me ne rendo conto, era fino a poche ore
fa quella della montagna i cui elementi, roccia, gelo, vuoto, staticità,
avevano finito per assorbirmi. Ero arrivato a farne parte, a formare
un’unica cosa con lei. Sento dunque di avere in pugno il Pilastro del Dru,
ma sento anche di aver varcato ben più importanti, invisibili confini.
So di aver superato la barriera che mi separava dalla mia anima e nell’esaltazione di questo momento provo un gran desiderio di piangere.
Un pianto il mio che stranamente si sostituisce con un canto,
sommesso all’inizio e poi sempre più forte, come dovessi liberarmi da un incubo.
Il cielo comincia a schiarirsi, sta per iniziare la sesta giornata di lotta
e ogni mia energia è raccolta e protesa verso l’ultimo ostacolo che oppone la vetta.

da: “Le mie montagne”; Il Pilastro sud ovest del Dru

Walter Bonatti

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